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MOSTRA PROROGATA FINO ALL’8 MAGGIO!

Una nuova e significativa opera arricchirà la mostra “Obey we the future – The art of Shepard Fairey”, che per l’occasione verrà prorogata fino a domenica 8 maggio. A partire da sabato 2 aprile, infatti, anche l’ultima creazione dell’artista, una versione appena realizzata di “Make art not war” in cui i colori della bandiera ucraina fanno da sfondo all’immagine della Marianna francese, sarà esposta nella mostra. “Make art not war – sottolineano Marziani e Antonelli – ha le funzioni della bandiera figurativa, la presa di coscienza collettiva che i colori di una bandiera sono una casa simbolica per la vita delle persone, per le storie umane con tutto il loro portato emotivo. Ci sembrava doveroso rendere quest’opera parte vitale della mostra, un’aggiunta che avviene nel pieno della guerra, con la speranza che una singola opera aumenti la coscienza etica sulle tragedie del mondo“.
    In mostra si potranno osservare, per la prima volta a confronto, le tre immagini della Marianna, simbolo della Repubblica francese. “Siamo orgogliosi di ospitare a Sarzana una nuova opera di Obey, capace di veicolare un messaggio molto potente contro la guerra e i suoi orrori – ha detto la sindaca di Sarzana Cristina Ponzanelli. – Il linguaggio universale dell’arte conserva da sempre il potere di muovere le coscienze, e anche con questa occasione vogliamo condividere il messaggio dell’artista: si silenzino le armi e si diffonda la cultura, capace di unire e di non dividere, per fare arte e non la guerra“. 

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 Sarzana torna, dopo Banksy, ad essere palcoscenico dell’arte Internazionale con uno degli street artist più noti degli ultimi decenni, Shepard Fairey, nome in codice OBEY. La fama di Obey è legata all’immagine stilizzata in quadricromia di Barack Obama dal titolo Hope che, nel 2008, ha di fatto consacrato ancora prima che venisse eletto, il volto del più famoso presidente degli Stati Uniti a icona mondiale. Da allora Shepard Fairey ha esposto nei più grandi musei di arte contemporanea del mondo.

Shepard Fairey è il maggiore rappresentante della nuova arte politica di strada del mondo americano. La sua azione urbana nasce alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, al termine della stagione di governo della destra di Ronald Reagan e di George W. Bush padre. Si inserisce nel cammino che, in quel decennio, tanti artisti, da New York alla West Coast, avevano intrapreso. Negli anni 2000, così come in Gran Bretagna faceva Banksy, Obey interpreta il nuovo pensiero critico della globalizzazione e del neocapitalismo. Ma se l’anonimo artista di Bristol pesca nell’immaginario della pubblicità e del design, rovesciandone il senso, Obey riparte dall’iconografia sovietica, operaia, cinese, del muralismo messicano, esplicitamente citandole, per riempirle di contenuti ben lontani dall’ortodossia marxista-leninista. Il pacifismo, l’ecologia, il femminismo, i diritti civili diventano i nuovi caposaldi del vangelo rivoluzionario dell’artista – nato cinquant’anni fa a Charleston, in South Carolina –, che cita, nel suo Manifesto, anche Martin Heidegger e Marshall Mac Luhan.

We the People, Defend Dignity” è l’immagine scelta per presentare la mostra. L’opera è frutto di una collaborazione fra l’artista americano e la fotografa Arlene Mejorado che, insieme, hanno creato il ritratto di Maribel Valdez Gonzalez. Maribel è una donna di origine messicana, nata a San Antonio, in Texas, xicana e femminista, che opera con coraggio nel campo dell’accoglienza, dell’educazione e dell’integrazione degli immigrati e delle donne.
Si tratta di una delle immagini della campagna We the people, realizzata in collaborazione con associazioni e movimenti, con l’obiettivo – come Shepard Fairey scrive – di promuovere l’apprezzamento per le diversità etniche, religiose, culturali, di genere. Questa donna, con una rosa rossa orgogliosamente infilata tra i capelli neri, è stata uno dei simboli della Marcia delle donne, svoltasi a Washington nel 2017. Oggi viene riproposta come icona di questa mostra.